Fuga di cervelli: la Svizzera setaccia l’Università italiana. Stipendi per i laureati superiori del 20%

fuga cervelli in svizzera

Fuga dei cervelli? Negli ultimi sette anni si è parlato e straparlato di questo tema tanto caro a migliaia di laureati italiani, che dopo aver conseguito il titolo accademico hanno preparato la ‘valigia di cartone’ per trasferirsi in un altro paese per coronare il sogno lavorativo. La crisi recessiva e i racconti nefasti di fratelli maggiori e genitori hanno acuito il fenomeno, come le storie di profeti al di la’ delle Alpi di molti giovani che hanno avuto il coraggio di ‘abbandonare’ gli affetti e rivoluzionare il loro modus vivendi.

Tra le mete predilette dei laureati in fuga spicca la vicinissima Svizzera, già terra di colonizzazione di migliaia di emigranti negli anni ’50, gente che ha costruito la propria fortuna lavorando come degli schiavi nell’industrie dei quattro cantoni e nei cantieri per la produzione di materiali da costruzione. Adesso i tempi sono cambiati e dalla Svizzera piombano richieste di personale qualificato, per lo più di laureati nel settore ingegneristico. Il settore che la fa da padrone è quello delle risorse energetiche che offre una media di 30 mila euro annue in più rispetto alle aziende italiane per la posizione di Project Manager.

Questa funzione dal nome stranissimo, ormai presente in tutto il mondo, indica una persona che oltre alle competenze in ingegneria chimica e meccanica, sia in grado di gestire anche costi, qualità e programmazione del lavoro di un’impresa. Si tratta di un’evoluzione 2.0 del classico ingegnere, che nel nuovo millennio si trova costretto a svolgere una funzione più manageriale e a mostrate buone capacità di trattativa economica in fase di gestione.

Gli ingegneri che si sono laureati negli atenei italiani, oltre ad un pacchetto sconfinato di skills, hanno un’ottima reputazione in Svizzera, principalmente per livello di formazione universitario ricevuto dai docenti nostrani. La Svizzera è il paese per antonomasia chiave di questa fuga, vista anche la vicinanza geografica e l’appeal degli italiani per mete come Zurigo, Basilea, Ginevra e l’area a idioma italico.

Non solo ingegneri. Tra i colossi elvetici del settore farmaceutico si è innescata una caccia ai laureati italiani per ricoprire la posizione di Responsabile Qualità. Tale carica riveste generalmente tutte le funzioni di controllo su produzione e stabilimenti secondo gli standard fissati dall’Unione Europea nel settore. Conditio sine qua non per ottenere l’incarico in terra elvetica, oltre a competenze tecniche ed esperienza in altre aziende, è la conoscenza di tre idiomi (inglese, francese e tedesco). Anche in questo settore gli stipendi annui sono mediamente superiori di 30mila euro a quelli delle rispettive aziende italiane.

Come spiegano gli esperti, con riferimento al costo più alto della vita, i valori assoluti delle retribuzioni sono più alti rispetto all’Italia. L’equazione tra stipendi elevati e costo della vita funziona fino a un certo punto, perché dobbiamo considerare gli effetti di una pressione fiscale minore in Svizzera, che si tramuta in una reale differenza tra i  compensi netti. Ed è proprio lì che si percepisce lo scarto del 20% tra le buste paga italiane e svizzere.