Inversioni di tendenza dell’economia italiana: nel 2015 un risparmio da 4 a 6 miliardi di euro

I primi tre mesi del 2015 descrivono un’inversione di tendenza per quanto riguarda l’economia italiana a dispetto delle previsioni negative previste da altre istituzioni.

I segnali di ripresa sono incoraggianti e lasciano presupporre che si verificheranno dei miglioramenti anche nei mesi a venire soprattutto per quel che riguarda le previsioni in tema di occupazione, che per la prima volta dalla costituzione del nostro Index è entrato in campo positivo. Dopo 3 anni di decrescita del Pil, il primo trimestre del 2015 ha chiuso con il segno più giovando dell’interazione positiva tra i provvedimenti presi nel Job Act e la crescita dei mercati internazionali.

Sono quattro i fattori che andremo a considerare e che forniranno un’idea di come, venti favorevoli, stiano pian piano allontanando le nubi della crisi che da molto tempo regna sovrana sulle nostre teste.

Il primo fa riferimento all’intervento della Bce, che fino a settembre 2016 si è proposta di comprare 60 miliardi tra titoli di Stato dei Paesi membri e altri titoli detenuti prevalentemente dalle banche (come covered bond e asset backed securities). Tale manovra ha avuto come esito la riduzione ai minimi storici, azzerandolo e rendendolo in certi casi negativo, del costo di rifinanziamento del debito di nuova immissione per i Paesi. Il beneficio che l’Italia trarrà dai minori interessi sul debito, prevede un risparmio che potrebbe attestarsi tra i 4 e i 6 miliardi nel 2015, corrispondente al valore di una manovra finanziaria.

L’indebolimento dell’euro principalmente contro il dollaro, risultato della politica divergente tra la Fed, che opta per un aumento dei tassi, e la Bce che inietta liquidità nel sistema, sostiene la competitività dei prodotti italiani all’estero, aumentando il potenziale di export.

I tassi di interesse sono significativamente ridotti, il che non si verificava dal dopoguerra: si registra un costo di finanziamento del debito pubblico ai minimi storici e sui Btp decennali si attesta all’1,15%.

L’ultimo fattore, non certo per ordine di importanza, è da ricollegare alla riduzione del prezzo del greggio che ha come conseguenza la riduzione dei costi dei trasporti. Ciò comporta un effetto indiretto di riduzione dei costi e un aumento del potere d’acquisto di prodotti e servizi scambiati sui mercati.

Il quadro che abbiamo descritto, vuole dimostrare come rispetto al passato, ci siano segnali economici in forte ripresa. Da tutto ciò non possiamo che auspicarci che si verifichino ulteriori segnali di miglioramento e che le aspettative non rimangano deluse.