Trading Petrolio: Valore, Andamento e Quotazione oggi

Fare trading con le commodities, ossia con le materie prime, è un’attività sempre più frequente anche con le piattaforme online. Vediamo qui come è possibile realizzare dei profitti su internet facendo trading con il petrolio, un asset di grande rilevanza nei mercati mondiali.

É opportuno ricordare che con i servizi messi a disposizione dai vari broker è possibile non solo negoziare con le valute internazionali nel Forex, uno degli strumenti principi del trading online, o con le opzioni binarie, l’ultimo arrivato nel settore; con i CFD e gli ETF si potranno realizzare dei profitti interessanti investendo su una vasta quantità di asset, come azioni, indici, beni di consumo e appunto materie prime. Operare con quest’ultima categoria di beni, detti anche “commodities” richiede delle conoscenze circa le loro caratteristiche peculiari, che forniamo qui di seguito, focalizzandoci sui potenziali rendimenti e lo storico delle quotazioni del petrolio.

Perché fare trading di petrolio

Probabilmente non esiste un altro asset al mondo che abbia un impatto così determinante sul piano produttivo come il petrolio, vera e propria spina dorsale di interi settori industriali, inclusa gran parte dei trasporti che caratterizzano la mobilità di persone e merci nel nostro pianeta. La richiesta di questo bene ha iniziato a salire con lo sviluppo della tecnologia produttiva a partire dal XIX secolo, diventando un asset irrinunciabile ai nostri giorni. I maggiori paesi produttori sono l’Arabia Saudita, la Russia, gli USA, la Cina, l’Iran, il Canada ed il Messico, mentre Stati Uniti, Cina, India e Giappone sono le nazioni che ne fanno più consumo.

Il suo valore dipende da numerosi fattori (estrazione, trasporto, tipologia di greggio, conflitti nelle aree di produzione ecc), ma soprattutto è influenzato dalle  prospettive di esaurimento del bene. Essendo un bene così rilevante, attorno al quale girano liquidità impressionanti, sono molti i tentativi di speculazione su questo asset: qualche anno fa, ad esempio, si pensava che il valore del greggio fosse sovrastimato a causa di una sua presunta scarsità, che ne avrebbe fatto lievitare il prezzo, mentre oggi il prezzo è nuovamente sceso. Tutto questo a dimostrazione del fatto che nel corso degli anni le quotazioni del petrolio hanno fatto registrare dei notevoli livelli di volatilità, fattore che rende questo asset interessante ai fini di un potenziale rendimento.

Andamento storico e quotazione del petrolio

Considerata la grande quantità di petrolio estratta e prodotta in tutto il mondo, ci si può chiedere come si decida il prezzo di questa materia prima e come si possano regolare gli scambi nel mercato, considerati anche i vari tipi di greggio presenti. Sono dei particolari benchmark a stabilire il valore del petrolio, basati sulle qualità Brant Blend e WTI. Questi tipi di petrolio rappresentano in verità solo una piccola fetta dell’intera produzione mondiale, tuttavia vengono utilizzati come punto di riferimento per la totalità delle transazioni. Vengono quotati al NYMEX di New York e alla Intercontinental Exchange di Atlanta, due mercati per commodities.

Osservando i dati storici relativi al prezzo del petrolio negli ultimi decenni, si potrà notare un picco notevole raggiunto nel corso degli anni ’70 e ’80, quando il valore di un barile di greggio saliva dai 2 dollari di fine anni sessanta ai 32 dollari dei primi anni ottanta. Queste pesanti oscillazioni furono causate da due importanti crisi petrolifere mondiali: la prima si verificò nel 1973, quando i paesi esportatori del Medio Oriente decisero di “tagliare” la produzione a danno degli importatori a seguito dei conflitti israeliani; le seconda crisi avvenne nel 1979 all’indomani della rivoluzione iraniana. Entrambi gli eventi ebbero un forte impatto sulla disponibilità di petrolio in Europa e negli Stati Uniti, i più grandi importatori a quel tempo, e ovviamente contribuì ad aumentarne il prezzo. Negli anni 2000 e fino al 2014 le quotazioni del petrolio si sono attestate sopra i 100 dollari al barile, a volte scendendo leggermente sotto  questa soglia, a volte superandola. Dalla fine del 2014 si è tuttavia registrata una brusca discesa, determinata da tre fattori globali: la crisi dell’economia cinese, che ha interrotto l’ingente richiesta di greggio degli anni passati; la crescente competizione di produzione di greggio tra USA e paesi mediorientali (che fanno a gara a chi produce di più, incuranti della esigenze in ribasso); e la presenza dell’Iran tra gli esportatori, in virtù dell’allentamento dell’embargo a seguito dei nuovi trattati sul nucleare. Insomma, al momento si produce più petrolio di quello che si riesce a consumare, e questo tende a diminuirne il prezzo nei mercati, che si colloca ora sotto i 40 dollari al barile C’è da scommettere però che questo trend non durerà a lungo.

Il petrolio negli investimenti online

Nelle piattaforme di trading online si potrà trovare la quotazione del petrolio associata al simbolo CL: si tratta del prezzo delle futures del Light Sweet Crude Oil, ossia i contratti sui quali poter fare compra-vendita di questo asset online. Il prezzo è in dollari e l’unità di misura è il barile, equivalente a 158,99 litri. Acquistando CFD o ETF su questi futures si potranno realizzare degli interessanti guadagni, sia con posizioni lunghe che con le “short position”.

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Inoltre, si potrà fare trading di petrolio anche con le opzioni binarie, pronosticando sull’andamento delle sue quotazioni e associando la previsione alle scadenze di breve, medio o lungo termine proposte dalla piattaforma. Anche in questo caso, i rendimenti potranno essere degni di nota.

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