Allarme Texas Ratio: il sistema bancario italiano è davvero preoccupante

Texas Ratio Italia

La situazione economico-finanziaria italiana è davvero preoccupante. È innegabile che ormai gli organi di informazione si occupino sempre più costantemente delle vicende legate alle banche, e i risparmiatori medio-piccoli sono sempre più preoccupati dal destino dei propri soldi, che rispecchiano sovente i sacrifici di una vita.

Ad aggravare la situazione sono i numeri: prendendo in considerazione il Texas Ratio – parametro nato dalla mente del manager canadese Gerard Cassidy che mette in relazione i crediti che l’istituto non riesce a riscuotere con le liquidità disponibili e gli utili accantonati per fronteggiare i periodi di crisi – sotto la soglia del pericolo del 100% ci sono Intesa San Paolo, Unicredit e Mediobanca. Le uniche tre rappresentanti italiane che non rischiano a fronte di eventuali perdite portano avanti il vessillo di una categoria in piena crisi. Le altre 114 banche italiane non avrebbero disponibilità economica per coprire i rimborsi delle cosiddette “sofferenze”, ossia quei crediti che non sono più esigibili.

WIKI EO | Dal punto di vista del trading, i titoli legati ai tre colossi del sistema bancario italiano stanno evidenziano una tendenza positivo nel medio periodo e una leggermente negativa nel breve, per tale motivo vi consigliamo di valutare queste tendenze negli investimenti mediante le piattaforme IQOption, Optionweb e Banc de Swiss.

Se è vero che gran parte degli istituti rappresentano realtà regionali che gestiscono attualmente un patrimonio di qualche milione di euro, sono ben più preoccupanti i dati e i numeri di veri e propri colossi della finanza nazionale. Basti pensare al Monte dei Paschi di Siena, terza banca in Italia e mai totalmente ripresasi dalla crisi precedente, la Banca Popolare di Vicenza o la Veneto Banca.

WIKI EO | Le azioni e i titoli legati a Mps,  in virtù del forte appeal speculativo, rappresentano attualmente un ottimo investimento per i traders di opzioni binarie che sono fortemente propensi al rischio e che sanno eventualmente come arginare le perdite nel caso in cui diventino ingenti, a fronte però di un potenziale guadagno piuttosto ampio attraverso le più note piattaforme di opzioni binarie. L’ago della bilancia, infatti, potrebbe oscillare ampiamente in entrambe le direzioni, visto il livello di volatilità giornaliera che si posiziona a 6,564.

In questa situazione di totale incertezza, chi ne risente sono sempre più gli italiani, dubbiosi sulla collocazione dei propri risparmi e sull’effettiva tenuta dell’assetto bancario tradizionale. In questa situazione, infatti, considerato che la maggioranza delle banche nazionali – tra cui colossi come la Banca Popolare di Milano e la UBI Banca – non potrebbe fronteggiare un collasso e presenta un Texas Ratio ben al di sopra del 100%, si rischia di trascinare ai confini del baratro anche realtà sane, che devono ricorrere sempre a diverse soluzioni per evitare il peggio. Unicredit e Intesa San Paolo vantano un rating del 90% circa, ma sono costrette a fare salti mortali per fronteggiare la situazione. La Unicredit ha recentemente pianificato un aumento di capitale da 13 miliardi di euro e non più tardi di una settimana fa ha ricevuto dal programma TLTRO 24 miliardi di liquidi per beneficiare dei finanziamenti che la Banca Centrale Europea mette a disposizione a tassi agevolati.

La crisi del sistema bancario italiano e l’ombra di Cipro

L’indice del 2015 non può nascondere che il sistema bancario italiano necessita di aiuto. Un istituto bancario, però, per poter accedere ai fondi pubblici, devono essere in crisi ma non insolventi, e devono essere ritenute sistemiche. In Italia, però, questo non è il caso di diverse grandi realtà, che non raggiungono questa caratteristica visto un Texas Ratio superiore al 150%: Mps, Bpm, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Carige e Unipol versano in cattive acque e devono rialzarsi “da sole”, senza poter sfruttare l’ausilio europeo.

La situazione delle banche italiane è assimilabile a quanto si è verificato tra Grecia e Cipro a cavallo tra il 2012 e il 2013. Allora per evitare il peggio, prima della liquidazione della Laiki Bank furono controllati i capitali e fu messo in atto un prelievo forzoso sui conti con più di 100mila euro per un vero e proprio bagno di sangue. Tale soluzione, che andrebbe a totale discapito degli investitori dell’ambito retail, non è vista di buon occhio dall’Unione Europea e non rispetta la normativa in vigore dal primo gennaio.

Gli italiani depauperati di gran parte dei propri risparmi potrebbero essere rimborsati con i soldi pubblici, ma questa situazione, oltre ad essere malvista, non porta benefici sul lungo termine. La Commissione Europea in merito non si è ancora espressa: si attendono le elezioni in Francia e Germania, ma anche che le banche riescano da sole a risalire la china – almeno parzialmente – senza necessariamente dare fondo ai risparmi degli italiani già tartassati da un sistema economico-finanziario che fa acqua da tutte le parti.